Un addio piano e forte...

Ricordo bene quanto facesse caldo quel giorno di Luglio 2006. Ci incontrammo quasi per caso. Avevo l'entusiasmo di un bambino che non vede l'ora di scartare il proprio regalo: comprai e portai a casa il mio pianoforte. Non vedevo l'ora di accarezzarlo, suonarlo, lasciarmi trasportare dal suo suono. E comporre, scrivere, creare e amare la musica sempre di più.

 

La prima canzone che scrissi un pomeriggio ruotava attorno a un arpeggio ostinato, alla progressione melodica dell'inciso e al testo ispirato dal quel passo del Vangelo di Giovanni: “Se il seme di frumento non finisce sottoterra e non muore, non porta frutto. Se muore, invece, porta molto frutto.” (Gv. 12, 24)

 

Il verso iniziale “C'è un sentiero dipinto d'arcobaleno, dalla terra porta in Cielo” – ne ebbi ripetutamente la conferma negli anni a venire – custodiva in sé quel velo di Mistero che molti chiamano coincidenza o caso, e che io chiamo fede. Molti incontri, molte storie, molte vite hanno incrociato quella mia e dei Carisma proprio grazie a questa canzone, partendo proprio da questo verso. E quindi grazie anche al mio pianoforte. Che ha dato forma e figura di suono a quanto il cuore già stava cantando. A quanto l'anima già stava vivendo.

 

Da quel momento otto anni di discografia Carisma, e non solo, sono nati su questi tasti bianchi e neri. Ma, come in tutte le cose, arriva anche il tempo dei saluti. Da “A Dio” di ieri, all'addio di oggi. Le nostre strade si separano qui. Le mie mani non lo accarezzeranno più. E' giunto il momento in cui qualcun altro possa suonarlo e vivere le stesse gioie e le stesse emozioni. Che spesso suonano più delle canzoni.

 

Il valore affettivo dei ricordi è inestimabile. E il primo pianoforte non si scorda mai. La musica fa prigionieri ma non é mai prigioniera. 

 

Ora inizia un nuovo spartito.

Sempre più nel solco Carisma: tutta un'altra Musica.

inFede

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